ITINERARIO 07 IL FILO CHE DIVENTA TESSUTO CHE DIVENTA OPERA D’ARTE





'Per quanto sembrino cose di secondaria importanza, la missione degli abiti non è soltanto quella di tenerci caldo. Essi cambiano l'aspetto del mondo ai nostri occhi e cambiano noi agli occhi del mondo'.
La citazione presa in prestito a Virginia Woolf (Orlando, 1928) permette di introdurre questo nuovo itinerario che si pone a metà tra l'arte e la storia del costume, ma investiga anche la storia dell'industrializzazione.
Se partiamo da Firenze e precisamente dalla Galleria del Costume, nella Palazzina della Meridiana a Palazzo Pitti, possiamo entrare a pieno merito nell'ambito del tema. Dopo una breve visita - facoltativa ma consigliata- alla Galleria Palatina e al Museo degli Argenti che fanno parte del medesimo complesso museale, gli studenti saranno condotti nel meraviglioso museo del Costume di Palazzo Pitti, dove verranno abbagliati dal lusso e dalla foggia di alcuni abiti storici ma avranno chiara, davanti ai loro occhi, l'evoluzione dello stile e della moda dal Rinascimento fino ai giorni nostri.
La Galleria del Costume nata nel 1983 conta di ben 6.000 manufatti distribuiti in quella parte dell'edificio, oggi perfettamente musealizzata, che rappresentava, nel Settecento, l'amata dimora del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena. Qui gli abiti più antichi risalgono al XVI secolo e fra questi ricordiamo quelli di Cosimo I de' Medici, della sposa Eleonora di Toledo e di alcuni dei loro figli; molti sono gli esemplari di accessori e di vestiti che appartengono ai secoli successivi, fino a giungere alle moderne confezioni di Valentino, Missoni, Emilio Pucci, Giorgio Armani e di altrettanti stilisti stranieri. Sono però esposti anche molti costumi teatrali e cinematografici. E' il caso di un abito appartenuto alla 'divina' Eleonora Duse e realizzato per lei dall'artista catalano Fortuny: un mantello da sera confezionato in velluto cremisi e stampato in argento, dove viene proposta la ripresa del motivo quattrocentesco della "griccia".
La Galleria del Costume costituisce un unicum in Italia e figura a buon diritto tra i più importanti musei al mondo nell'ambito della moda e della storia dell'abito.
Tuttavia, sebbene il confronto con la Galleria del Costume potrebbe risultare impari, le soste al Museo comunale di Santa Maria Novella, al Museo Stibbert e al Museo Stefano Bardini, che contemplano, nelle loro collezioni molto più eterogenee, alcuni settori riguardanti abiti e tessuti, spaziando dai tappeti agli arredi liturgici, meritano assolutamente di essere compiute.
Spostandoci a Prato, sappiamo già con certezza che la città ci potrà donare una notevole partecipazione al tema.
Sposando una tradizione e una passione locale che è ancora ampiamente nutrita, la città ha dedicato all'arte e alla produzione tessile un intero museo, che può tranquillamente dirsi un'eccellenza del territorio. Realizzato nel 1975 per la gentile donazione di Loriano Bertini, industriale e collezionista d'arte toscano, il Museo del Tessuto occupa i locali di quella che un tempo era la Cimatoria Campolmi Leopoldo e C. interpretando al contempo una splendida realtà museale e un valido esempio di archeologia industriale.
Durante il percorso espositivo questa duplice anima viene naturalmente svelata e accanto ai meravigliosi tessuti, che talvolta sembrano srotolarsi dal soffitto, in teche di vetro e plexigass, compaiono gli strumenti, poi macchinari, con cui le stoffe venivano e vengono realizzate. La visita al Museo del Tessuto di Prato deve però portare con sé e deve suggerire una riflessione ulteriore, meditando su quanto sia stata e sia ancor oggi iportante l'industria tessile per la città e per i suoi abitanti.
Ancora a Prato, la visita al Museo degli Antichi Strumenti del Tessile (Istituto Tullio Buzzi) s'inserisce perfettamente nel percorso dedicato al 'tessile', mentre la sosta alla Città fabbrica La Briglia risponde più a quell'interesse per l'industrializzazione dell'arte che, a questo punto dell'itinerario, dovrebbe già essere entrata nel vivo del dibattito.
A Pistoia ci attende il Museo del Ricamo che, nonostante il titolo semplice e poco pretenzioso, può sicuramente offrire una singolare visita didattica sui numerosi lavori 'ad ago' che il museo possiede. Innanzitutto la sede è il prestigioso Palazzo Rospigliosi dove si trovano anche il Museo Rospigliosi, appunto, e quello Diocesano. Il Museo del Ricamo, che si trova al piano terreno del palazzo, ospita un'esposizione permanente di materiali tessili ricamati a Pistoia e nel suo territorio - tant'è che esiste addirittura il punto Casalguidi che deriva dall'omonima località- tale da far riconoscere alla città un certo primato in quest'arte. Una ragione in più per non mancare all'appuntamento e per godersi le splendide sorprese promesse.
// Firenze: Palazzo Pitti- Galleria del Costume, Museo comunale di Santa Maria Novella, Museo Stibbert, Museo Stefano Bardini;
// Prato: Museo del Tessuto, Museo degli Antichi Strumenti del Tessile (Istituto Tullio Buzzi), Città fabbrica La Briglia;
// Pistoia: Museo del Ricamo.
// L'itinerario proposto potrebbe coinvolgere le manifestazioni culturali e gli eventi museali che le varie sedi ospiteranno nei periodi in cui verranno concordate le visite; potrà subire variazioni a seconda del periodo scelto per la sua realizzazione.




